Tuesday, July 04, 2006

MIRACOLO SULLA QUARANTADUESIMA


Faccio colazione alla “Bread Factory”, un posto dove regna il buon umore. Appena mi affaccio al bancone per ordinare, vengo accolta da una ragazza dalla simpatia irresistibile, simile a quella emanata da un Grizly che si e’ svegliato con dolori addominali, seguiti da scariche di diarrea. La signorina, alla mia richiesta di un caffé, mi risponde con un grugnito. Mentre attendo il suo ritorno, mi accorgo che hanno appena sfornato dei biscotti alla cannella e, bando alle diete e alla prova bikini, mi lascio abbindolare dalle richieste della mia gola e ne ordino due. L’affabile garzona di bottega, che mi ha appena sbattuto il caffé gocciolante vicino alla cassa, la mette sul piano personale tanto da perdere la calma e sbuffare emettendo dei gorgoglii che ricordano lo scarico di un lavandino intasato.
Mi siedo ad uno dei tavoli che non vedono una spugna dal giorno in cui il generale Schwarzkopf si e’ ritirato a vita privata.
Facce che entrano e poi escono, si susseguono, mentre penso che starei molto meglio distesa su una sedia a sdraio in riva al mare a leggere “Le Avventure di Robinson Crusoe”.
Devo andare ad un appuntamento in zona Times Square, un’area dove la concentrazione degli impediti e’ direttamente proporzionale all’altezza dei grattacieli e il tasso di congestione e’ simile a quello di un pellegrinaggio alla Mecca.
Cammino e, come ogni tanto mi capita, mi sembra di intravedere delle facce amiche tra la folla.
- Toh, ma guarda quello, ma… non e’mica… Max? Sì, sì la stessa pelata e gli occhialetti…, sembra proprio lui.
In realtà si tratta di pure allucinazioni poiché e’ quasi impossibile incontrarsi per caso vivendo nella stessa città, figuriamoci se incontro qualcuno che abita dall’altra parte dell’oceano.
Continuo a camminare mentre un cumulo di umanità mi sommerge con le sue facce schizzo-melanconiche, funeral-serio, adombrate-sexy. Gente con culi pachidermici che arranca sotto le mazzate dell’afa e tipi nervosi dal fare faceto. Un vortice colorato e rumoroso mi avvolge quando qualcuno mi ferma, afferrandomi per un braccio. Sono già pronta a spruzzargli in faccia una bomboletta di lacca per capelli e ad estrarre un ferro da calza dalla borsetta ma...
- Ehy, aspetta un momento…ma io …io ti conosco, ma…sei tu? E’…pazzesco! Non ci posso credere.
Questa dev’essere una giornata memorabile, - gli dico.
Sotto un cappello beige c’era Roberto, l’amico di tanti bagordi di cui avevo perso le tracce da un periodo di tempo che potrei definire tendente all’infinito.
Nemmeno gli amici più fidati e sedentari avevano saputo darmi notizie. Sembrava sparito dalla faccia della terra e invece…eccolo qui a NYC, la città che non dorme mai.

3 Comments:

Anonymous Paolo said...

Carramba che sorpresa!

3:34 AM  
Anonymous Felson said...

Crosue? Non era Crusoe?
(in verità volevo scrivere Carramba che sorpresa ma il mio omonimo mi ha preceduto!)

8:23 AM  
Blogger Nikita said...

paolo: carramba che sorpresa!, senza lacrime.
felson: mio caro felson hai perfettamente ragione. Mi appresto a correggere.

9:00 PM  

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