Friday, November 10, 2006

PASSAGGIO A NORD-EST




Scordatevi Chinatown! E’ superata. Demodee'. Lo zoccolo duro della civiltà Ming si e’ trasferito in un luogo più adatto a soddisfare le mire di affermazione e di espansione geoeconomica. In effetti, non c’erano grandi possibilità di espansione schiacciata tra le boutique eleganti di Soho, il financial district e il quartiere In di Tribeca. Ora la vera Cina-citta’ si trova a Flushing, nel Queens, dove può, liberamente, mettere in atto il suo piano strategico per la conquista del mondo, capitanata da Ernst Stavro Blofeld sotto false spoglie. Lo spazio che si e’ accaparrata, e’ concretamente migliore, servito dall’aeroporto e dall’autostrada che permettono traffici leciti ed illeciti veloci.
Intanto per iniziare il mio giro perlustrativo della città, mi fermo subito per sperimentare una pasticceria cinese. Ecco, vi dico subito, che nella mente del cinese medio, entrato prepotentemente e inaspettatamente a contatto con il mondo occidentale e tutto quel ben di dio dei suoi usi e costumi, si e’ creata un po’ di confusione. Infatti, dolcetti, tramezzini, panini, bibite e pizza stanno tutti insieme sullo stesso display, tenuti a bada da una sentinella vestita con un’allegorica divisa da Colombina e l’occhio perfido di Jack Nicholson in Shining. Forse a livello di praticità ci sono dei vantaggi, certamente a livello di incassi sono pure maggiori.
Mi siedo al tavolo delle quattro comari di Shangai accessoriate in giada e dall’età’ indefinita ma, ad ogni modo, tutte con anno di nascita tra il Pliocene e il Miocene. Bevono tè verde, producendo un chiachericcio irriproducibile da qualunque apparato fonetico e sommerso dall’amabile effetto sonoro dei Boeing 747 in fase di decollo e atterraggio al LaGuardia che e’ lì, a due passi, giusto, giusto gli venisse malinconia di casa.
Mentre mi gusto il caffé, accompagnandolo con un delizioso dolcetto di fine pasticceria cinese, che sa di spugna sintetica e sapone di Marsiglia, arriva l’uomo di Hong Kong, un vecchio dall’eloquio facile, il lessico disastrato e la dentatura di mogano. Sto ancora cercando di capire che cosa volesse chiedermi. Bah! Ci vuole l’orecchio bionico per captare ed identificare certi fonemi. Camminando qua e là in questo nuovo mondo che ho scoperto, addormentandomi sulla metropolitana, mi sento animata dallo spirito avventuriero di Marco Polo e da una sete colossale che mi rende la lingua felpata. Intanto per la strada incrocio le giovani cinesi della generation X, con gli occhi ancora gonfi dopo la notte passata su www.fashion.net ad abbinare i capi d’abbigliamento giusti: canottiera, giarrettiere portate sui combat e stivali di pelliccia per esplorazioni sul pack artico sulle tracce dello Jeti in vacanza, capelli con variazioni tonali che vanno dall’arancio dorato con un pizzico di miele al melanzana profondo. Oddio! Cosa vedo! Il Fashion Mall. Qui non si scherza. Si fanno le cose in grande. Grandi magazzini in perfetto stile cinese.
Entrando si viene accolti da un delicato aroma di fogna che perseguita per tutta la permanenza e da un frizzante e solare pop cinese che arriva all’orecchio come un’otite.
Tra montagne di reggiseni e mutande colorate in acrilico al 100%, decorate con pizzo dai piacevoli effetti collaterali, come dermatiti pruriginose e scabbia, si intravedono le commesse pronte ad accoglierti con un’incoraggiante espressione d’orrore che ho scoperto, in seguito, essere un semplice cenno di saluto. Si prosegue tra le pantofole di peluche e mastodontici oggetti ornamentali plasmati dalle mani talentuose dei mastri artigiani con uno spiccato senso per l’orrido, per finire a cozzare con il naso tra scaffali pieni di pregiata gadgettisca firmata Hello Kitty e Winnie the Pooh.
Per la strada ci si imbatte, spesso, nei soliti botteghini di stampo medioevale che espongono presunta verdura e crostacei allo stato fossile il cui uso e’ sconosciuto a tutto il sistema solare.

10 Comments:

Anonymous Mago said...

Sai che la foto dell'aerero visto dal basso non è molto rassicurante?
Qui in Italia credo che quartiere cinese ci sia solo a Milano. Per il resto solo lanterne rosse sparse in giro, e le domanda è più o meno la stessa: Ma chi se la compre quella roba? I negozi sono sempre vuoti eppure non chiudono. Loschi traffici? Appunto!

4:34 AM  
Anonymous Paolo said...

Mia cara ti vuoi proprio male! Vai in qualche ristorante italiano in little italy!!

4:54 AM  
Blogger spiderfedix said...

padroni incontrastati del trash, nessun'altro al mondo è capace di arrivare a tanto..

8:01 AM  
Anonymous OBY said...

Nella mia piccola Bergamo da cui provengo abbiamo una comunità cinese, e dal 1995 non c'è una singola nascita o un singolo decesso che sia stato dichiarato regolarmente in comune.. io non so te a NYC, ma dalle mie parti quel delizioso dolcetto cinese sarebbe l'avrei rivalutato due tre o anche quattro volte :) ;) :P

2:34 PM  
Blogger Nikita said...

mago: mio caro mago la mafia cinese e' tra le piu' temibili e ben organizzate e ripulire i soldi sporchi e' una delle loro attivita'.
paolo: per questioni di salute e' meglio stare lontani dai ristoranti di Little Italy.
spiderfedix: eh, per fortuna! Ci mancherebbe anche che qualcuno li battesse in fatto di cattivo gusto.
oby: dici per via del sapone? Pensi che si disfino dei cadaveri con la saponificazione?

3:25 PM  
Blogger il maiale ubriaco said...

Ciao Nikita..dissacrante il tuo scrivere. Mi piace pensarti come un personaggio di Doom Generation, a tratti,.. - Ste

9:58 PM  
Blogger Nikita said...

maialeubriaco: oh, oh, sono costretta ad affittare il film per darti una risposta.

12:40 AM  
Anonymous Felson said...

Ci sei andata giù pesante stavolta, eh?!:-)

4:22 AM  
Blogger Nikita said...

felson: come sempre <:-]

8:51 AM  
Anonymous masso said...

"Mai mangiare in un ristorante cinese vicino ad una clinica dove si praticano aborti"
(Daniele Luttazzi)

2:40 AM  

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