Thursday, April 13, 2006

SPRITZ


Io vedo tutti troppo tesi, troppo provati da un ritmo mandante di efferate menomazioni mentali, pronti a dar fuoco alla miccia da un momento all’altro. Sarà solo una sensazione ma ho notato una certa tensione sui colli taurini ormai piegati a mo’ di quelli di cigno, sulle schiene curve e deformate da anni di feroce lavoro da parte del sistema nervoso.
Visi rigidi che si stagliano su cieli di piombo e pensano al perché Angelina Jolie e il suo Brad si ostinano a restare a Parigi.
Il nocciolo della questione e’ lo "spritz". Lo spritz con la sua funzione sociale aggregativa e la sua provocante oliva verde. Lo spritz, il protagonista in assoluto del rito delle sette della sera, quando, nelle piazze cittadine, i manager rampanti e la goliardia studentesca perditempo ne fanno ambrosia per le loro cavità orali, lo spritz con il suo gusto amarognolo che evoca stati d’animo lietissimi e porta a considerare come capolavoro un film dei fratelli Vanzina. Beh, questo elisir della felicità, questa Fata Turchina per la mente e’ totalmente assente in questa città. Per secoli non e’ mai stato preso in considerazione. Probabilmente declassato a mero prodotto tipico locale, alla stregua del bardiccio e la bottarga e perduto nel baratro dell’oblio di qualche emigrato che lo ha rinnegato per Scientology.
Il problema che non e’ ancora stato risolto porta ad una serie di oscuri interrogativi che hanno dato non pochi mal di testa a nutrite schiere di etilisti.
Dai dati linguistici e dalla documentazione raccolta dal 1624 fino ad oggi, si ricava un’organica e logica sequenza di fenomeni culturali, in cui e’ difficile, se non impossibile, evincere la ragione di tale incredibile carenza. Sulla base dei dati storici e linguistici sono da respingere motivazioni di carattere scaramantico o genetico.
Sembra sia esistito un timido tentativo di simulazione, arenatosi nell’atto di affogare un’oliva in un bicchiere di Asti Cinzano, ormai svampito poiché generosamente guarnito di cubetti di ghiaccio. E poi più nulla. Lunghi anni di insignificanti “Manhattan” o “Sex on the beach”, di ridicoli palliativi senza nerbo.
Ecco, quindi, che nel tempo un certo malessere comincia a tracciare i contorni. Al momento e’ solo un ronzio, una zanzara che nelle menti dei nostri cari cittadini può essere eliminata con il battito di un calzino ben piazzato ma ben presto si trasforma in un tarlo che si mette al lavoro. Oggi quel tarlo e’ un avido mostro che lavora nei cervelli ricordandogli che c’e da pagare il mutuo, la rata dell’assicurazione infortuni malattie, che c’e’ una cambiale in protesto e quelli dell’ufficio crediti dell’American Express chiamano anche di notte, inoltre T-mobile ha staccato il cellulare per quell'irrilevante mucchietto di arretrati e per finire c’e’ da saldare il conto dell’hotel alle Bahamas.
E tutto questo perché non c’e’ lo spritz che leva di torno lo stress quotidiano.

4 Comments:

Anonymous PlacidaSignora said...

Lo spritz! Mi hai scatenato ricordi veronesi :-)

7:03 AM  
Blogger Nikita said...

Racconta, racconta di Verona!

8:04 AM  
Anonymous Felson said...

Beh, un Long Island per rimediare me lo offri?

1:54 PM  
Blogger Nikita said...

Se passi da queste parti. Per me un Fifth Av., io odio la Coca-Cola.

2:08 PM  

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