Sunday, November 26, 2006

ZOOMMATA IN GALLERIA


Ancora una volta mi sono data all’arte. Si, voglio investire un po’ del mio tempo per evolvermi culturalmente e stabilire un rapporto introspettivo con il mondo, ovvero sia nell’invito si menzionava un banchetto di prelibate americanate offerto dalla galleria d’arte, il che e’ bastato per farmi accettare senza riserve. Veniamo al sodo, al nocciolo della questione, ossia l’oggetto dell’invito: la mostra fotografica. Una quindicina di trascendentali scatti di un terrazzo, sapientemente decorato con giocattoli di seconda mano e reliquie religiose, tra le quali spiccava l’amica Barbie, la donna che ha creato generazioni di anoressiche e liftate, colei che flirta con quel bellimbusto di Ken e poi se la fa con Big Jim, versione Crocodile Dundee. La poveretta, in questa superlativa carrellata di immagini, nelle quali sbucava dai cespugli di gramigna e cactus epifiti, appariva un po’ provata dall’uso smodato fatto da una ciurma di bambinette anni ’70, tanto da presentarsi per lo shooting fotografico tutta arruffata, con qualche arto in meno, probabilmente perso nella lotta tra le agguerrite fanciulle per accaparrarsene il modello, e completamente nuda. Così conciata e segnata dal tempo, si presentava sottoforma di opera d’arte, contemplata da gruppi di intellettuali col cervello in astrazione ed individui di passaggio con il pallino per i nuovi talenti e la loquacità astrusa dello scemo del villaggio.
- “...come un trasalimento vertiginoso proprio dell’insostenibile, dell’urgenza di reagire,nel quale si intravede l’aspirazione salvifica che attraverso la trasfigurazione della materia e l’abolimento del martirio quotidiano, delimita la percezione del peccato originale immesso nel mondo. È, l’invocazione che sale nello spleen, la tensione verso l’impossibile, lo sguardo elegiaco della donna nuda che si veste della luce…”
- Scusa ma ho il quoziente intellettivo in caduta libera. Credo che andrò a rinvigorire i neuroni con un’altra birra.

L’avventura satirica continua con alcuni incontri ravvicinati con esponenti dell’avanguardia newyorkese, una botta d’ironia senza confronti, un viaggio che scivola nel grottesco con alcune varianti surreali.
Una tipa, con la capigliatura di un barboncino francese e le occhiaie del Conte Dracula, mi confessa che sta lavorando di gran lena ad un gran progetto: aprire un museo a sei piani imbottito della sua arte.
- E’ un’idea sublime. Non mancherò all’inaugurazione.
L’unica perplessita’ riguarda il fatto che, il suo registro vendite e’ rimasto immacolato per lustri, e a tutt’oggi sembra non aver subito cambiamenti di sorta. Delirio di onnipotenza o consumo smodato di alcolici?
Son cose che dan da pensare ma per non lasciarmi abbattere da queste storie desolanti, andrò a rifocillarmi con quei deliziosi assaggi di salsa messicana che richiedono la lingua in amianto e l’apparato digerente di un boa constrictor e danno effetti collaterali prolungati, talvolta irreversibili. Già che sono qui al banchetto della ristorazione, proverò anche i formaggi, che esalano effluvi degni di una fogna di Calcutta. Intanto una spilungona, con i denti da castoro e la fronte spaziosa alla Frankenstein, mi sta svelando i segreti per un’ottima omelette di formaggio.
- Sai cosa? Prendo nota sul mio taccuino. Ricette così sfiziose vanno tenute in considerazione.
Ma ho la faccia di una che non sa neanche farsi due uova? Ora, non e’ che sono l’assistente di Gualtiero Marchesi ma non ci vuole mica una laurea per preparare una frittata, no?
Per meglio assimilare lo spirito poetico lanciato dalle fotografie in esposizione e percepire il significato profondo di questa mastodontica opera di osservazione e studio di un terrazzo, c’e chi, con inconsapevole coraggio, si e’ abbandonato al piacere dei sensi e dorme profondamente abbandonata su di una sedia pieghevole in posa plastica, per confondersi con l’ambiente. Sarà, probabilmente, rimossa all’indomani dall’impresa delle pulizie.
Arriva una leggiadra donzella con la mole aggraziata ed armoniosa di un triceratopo. Sfila impassibile accanto alle opere d’arte e si fionda con andamento ondulatorio/sussultorio al tavolo dei viveri. Ingurgita quello che trova come un aspirapolvere Hoover TS2065 con 2000 watt di potenza e ci butta sopra una coca light.
L’artista vaga per la stanza a ricevere i plausi in vestaglia damascata in stile Maria Antonietta.
Mi ributto nella mischia, offrendomi nuovamente al martirio semantico.

13 Comments:

Anonymous Oby said...

Ancora una volta, grazie per una sana risata tra latte e sbadigli, di prima mattina.
Ah, se non ci fossi tu..

Certo che l'arte è complicata,vedo che senza un po di alcool tutto è molto più ostico :)

2:58 AM  
Anonymous masso said...

In pratica, cara Nikita, l'alcool prevede vari stadi, dal triste astemio (quello che suscita compassione), al leggero bevitore (quello di "un dito solo", tutto pulitino e garbato, quasi un fabio fazio), al buon bevitore (che magari rallegra con le sue battute e/o i suoi post) e la spugna, che se ha soldi è un artista, se un poveraccio è un caso sociale?

(Ieri su Repubblica c'era un articolo sul linguaggio newyorkese troppo simpatico, appena in rete ti daro' il link....)

3:18 AM  
Blogger Francesco said...

Beh, io non bevo... ma non sono triste;)
Devo dire che però durante mostre come questa la tentazione sale...

4:34 AM  
Anonymous mago said...

Passa da me a guardare Barbie Hilton!

7:06 AM  
Anonymous Paolo said...

In queste mostre molto particolari è facile imbattersi in pseudo artisti alcolizzati con ammiratori al seguito che pronunciano frasi sconnesse per descrivere le loro creazioni "artistiche".

Che noia :-)

8:12 AM  
Blogger il maiale ubriaco said...

ciao Nikita!! Passavo per un saluto e per sorridere con le tue storie sempre interessanti!

Re

10:06 AM  
Anonymous Cigale said...

Ciao Nikita, ben trovata. Vedo che non perdi mai il tuo smalto, nemmeno ai vernissage. Mi son fatto una sana risata leggendo. I commenti visivi, poi, sono ancora meglio del reportage.

"Martirio semantico" è un termine perfetto per definire tanta spocchia pseudointellettuale che pretende di spiegare tutto. E in genere queste concioni di millantate opere d'arte sono sempre inversamente proporzionali allo spessore qualitativo delle stesse. Konnichi-wa.
8-)

10:39 PM  
Blogger Nikita said...

oby: ciao Oby, buona giornata. Eh, eh cosa vuoi, a volte l'alcol aiuta a prendere coscienza delle cose considerandone vari aspetti.
masso: mi pare di ricordare che in passato fosse quasi il contrario. Le spugne erano: artisti senza soldi o nobili alcolizzati, praticamente casi sociali. Attendo il link.
francesco: una sana quantita' d'alcol puo' mettere di buon umore, l'eccesso rende ridicoli o rintrona.
mago: son passata. Mi ha fatto quasi impressione.
paolo: non e' che anche gli ammiratori sono alcolizzati?
maialeubriaco: grazie Re. Un saluto anche a te. Che te ne pare del tacchino? E' stato fritto in un gigantesco tegame a forma di tuba pieno di olio.
cigale: gia', a volte mi sembra quasi di non capire niente di arte ma poi ci ripenso e mi dico: quel che e' brutto e' brutto e basta, non c'e' bisogno di girarci tanto intorno per trovare un particolare degno di nota.

11:02 PM  
Anonymous Comparsa said...

È uno spaccio, ricco di Annessi&Connessi, su di un livello diverso. E non è detto che sia il Miglior Livello Disponibile.
(MLD per i fortunati possessori di invito).

2:17 AM  
Blogger rudido said...

l'artista in vestaglia???

forse doveva autoesporsi

:)

8:53 AM  
Anonymous masso said...

Nikita, passa dalla posta....

10:13 AM  
Anonymous Felson said...

Uhm... beh... che bel rapporto introspettivo che hai stabilito col mondo!

6:27 PM  
Blogger Nikita said...

comparsa: gia'
rudido: la sua vestaglia potrebbe essere il tema della prossima mostra.
felson: si' e' stato faticoso ma ce l'ho fatta!

11:36 AM  

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