Monday, March 26, 2007

TRADER JOE'S


Circa un anno fa apriva nella mitica Grande Mela Trader Joe’s, una sorta di supermercato scapigliato diventato subito un luogo di culto per i mistici, gli olistici, i praticanti di yoga Kundalini, gli incantatori di serpenti e tutti quelli votati al cibo “sano” e sensibili al prezzo proletario.
Diretto concorrente di Whole Foods Market, indiscutibile tempio del cibo biologico ma anche no, biblico monumento del palato raffinato e la tasca danarosa, Tj’s lotta per la supremazia battendosi con forza e coraggio in un ambiente spartano e frizzante, ammaestrando la truppa ad usare tattiche psicologiche, come il buon umore e la gentilezza per sfiancare l’avversario che ribatte con prodigiosi effetti speciali, tra i quali mi sento in dovere di segnalarne uno in particolare, poiché assolutamente fondamentale e necessario per la salvezza del paese: il display che rumoreggia e lampeggia nell’annunciare ai pellegrini in coda alle casse il loro turno.
Intanto la sfida continua a colpi di strategie sofisticatissime: Whole Food ha raggiunto un assortimento di prodotti in grado di soddisfare i gusti dei Marziani e coloro che hanno le papille gustative interrotte, all’angolo opposto Tj’s offre assaggini di torta di mele di nonna Papera surgelata e limonata.

Orbene, svincolata da ogni interesse personalistico o di parte, io vado a fare la spesa un po’ dove capita. L’altro giorno sono andata in visita da Tj’s con la mia borsetta di canapa indiana e interno in camoscio, per l’acquisto oculato di generi alimentari. Posso dirvi con estrema franchezza che di cibo “sano” ne ho visto ben poco. E’ stato difficile riuscire a trovare della frutta che non fosse ricoperta da una colata di cioccolato e reperire ortaggi che non fossero stati ridotti a fettine sottili, fritti, salati e infilati in una bustina di cellophane spesso e frusciante. Ho sguazzato per un po’ tra i surgelati ma poi ho rinunciato per mancanza di data di scadenza sulla confezione. In compenso mi sono impossessata di alcuni pezzi di “Filet Mignon” della Nuova Zelanda oscenamente squisito e ho fatto scorta di “Mochi” il gelato del Samurai, prodotto a Los Angeles ma tipico del Sol Levante: saporite palline di gelato al mango avvolte in pastella di farina di riso. Dal momento che, il mio portamonete non e’ stato oggetto di rapina, come normalmente accade quando si va al supermercato, penso che ci ritornero’.

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