IN ATTESA DELLA BELLA STAGIONE

Dal momento che qui siamo ancora fermi all’era glaciale, pensavo di farmi una granita. Mi e’ quasi sembrato di vedere un esercito di pinguini avanzare marciando al passo dell’oca, capitanati da un enorme San Bernardo. Non so, forse si tratta solo di allucinazioni, i primi segni dell’ipotermia, va da sé che sono momenti che non lasciano grande spazio al buon umore. Dopo il diluvio universale che mi ha vista transitare nel mio appartamento a bordo dell’arca, condizione resasi necessaria visto l’eccesso di zelo, con cui due mesi fa e’ stata portata a termine un’azione faraonica di rifacimento del tetto di tutto il palazzo, la pioggia torrenziale si e’ fermata e ha lasciato nell’aria una cappa grigia impenetrabile che fa dubitare sull’alternarsi del giorno e della notte. In queste condizioni primaverili, tra il gorgheggio della sirena dell’ambulanza e un concerto per solo clacson, sponsorizzato dal camioncino dell’UPS parcheggiato in mezzo alla strada, me ne sto a guardare dalla finestra, con l’attività’ celebrale in stand by, mentre sorseggio un caffè che sa di terriccio e di muschio. Non che ci sia niente di interessante lì fuori, a parte l’ingorgo, ma forse le immagini in movimento leveranno un po’ del torpore dalle mie stremate cellule celebrali. Trangugio. Osservo. Un tizio sta correndo sul marciapiede oops…un momento…ha le scarpe in mano e…indossa solo un paio di mutande e una t-shirt. Dietro di lui una cinese scoppiettante di risate che lo segue con l’ombrello in mano.
Good Morning New York!















