Wednesday, June 06, 2007

RITORNO DI FIAMMA

Oplà! Mi sono rimaterializzata in questo blog che per molto tempo e’ rimasto nell’ombra, incomprensibilmente inattivo, misteriosamente silente.
Niente paura! Sono rientrata in possesso delle mie facoltà mentali dopo essere stata rapita da un gruppo di sciamani metropolitani guidati da un maestro Reiki di secondo livello, il cui spirito guida era un ratto underground con la pelliccia di martora e la coda di cavallo.
A bordo di un autoscontro da 90 KW, abbiamo vagato nei sotterranei della Grande Mela con la speranza di ritrovare Trillo Mirtillo, che, a detta del guaritore-saggio, doveva avere dei poteri magici strapotenti in grado di trasformare Rosy Bindi in un facocero.
Durante la caccia abbiamo incrociato anche un gruppo di Tartari in vacanza premio a Coney Island, smarritisi alla stazione della metropolitana di Times Squame nel 1957 che, capeggiati da un Druido in camicia da notte che sventolava un ramoscello di vischio, si cimentavano nell’ennesimo ardito tentativo di ritrovare l’uscita a bordo del “Bruco Mela”
Nello sforzo disperato di recuperare la parrucca del druido, caduta nei condotti fognari di un Holyday Inn di Chinatown, ci siamo imbattuti nella saggia figura di un frate che faceva il dj allo Studio 54, ora in ritiro spirituale nei meandri sottostanti la fermata di Bowery/Lafayette.
Si, lo so e’ una storia allucinante ma volevo assicurarvi che sto bene e mi sento in perfetta forma!
Ciao a tutti e un grazie sincero per aver lasciato così tanti commenti. A presto,
Nikita

Labels: , ,

Tuesday, May 08, 2007

COME TI SISTEMO IL CANE


“Sull'intelligenza del cane si regge il mondo”, disse Zaratustra; un po’ meno su quella dell’uomo verrebbe da pensare.

Una nuova moda imperversa nel pazzo mondo della Grande Mela. Dopo gli antidepressivi e i passeggini con capote e finestrella, arrivano i testicoli artificiali in silicone per cani castrati ma non solo, a grande richiesta le protesi sono state impiantate anche su gatti, cavalli, tori, scimmie e un elefante, “Trombo l’elefante volante”, in tutto 230.000 interventi in tutto il paese.

Dopo averlo evirato e ridotto ad un mucchio di pelo e lardo che si limita, per lo più, a ciondolare da una poltrona all’altra nella spasmodica attesa della quotidiana passeggiatina intorno all’isolato, senza chiedere nient’altro alla vita, se non che sopraggiunga la vecchiaia e quindi la dipartita, il padrone “umano” vuole rimediare, almeno per quel che riguarda la parte estetica, al danno che ha procurato all’amico a quattro zampe, regalandogli un bel paio di “pendenti nuovi”, tutti in solido silicone preriempito della misura che meglio si adatta alla vanità del padrone. Nei modelli “ultra-plus” anche con vene in rilievo che pulsano, per un risultato estetico e “tattile” assolutamente soddisfacente.
Con le “palle” nuove di zecca, il quadrupede domestico sentirà il testosterone alle stelle, piscerà allegramente sul velluto macramé del divano e farà il “filo” alla barboncina del piano di sotto, sfoggiando orgogliosamente la sua ritrovata virilità.
Le palle artificiali sono un’invenzione di Gregg Miller, insignito, anche, dell’IgNobel 2005 per la Medicina, versione “alternativa” all’università’ di Harvard.

Labels: , , ,

Sunday, April 22, 2007

SALVIAMO LA BANANA


Siamo alla meta humor. Non sapendo più che altro inventare in questo pazzo, pazzo mondo di cianfrusaglie per menti alogene, c’e chi se n’e’ saltato fuori con il “proteggi banana”, l’involucro che evita ai mangiatori abitudinari del frutto a forma di fallo, di trovarlo allo stato di purea nello zainetto, nella valigetta ventiquattro ore, spalmato tra i documenti per la presentazione a livello mondiale dei nuovi prodotti alla forza vendita, nella tasca del montgomery originale royal/navy, assicurando, così, una dose di potassio giornaliera che altrimenti andrebbe perduta. Il banana bunker, questo il nome dello strabiliante oggetto e’ disponibile in quattro accattivanti colorazioni. Per la sicurezza del vostro frutto, usate il preservativo.

Labels: ,

Thursday, April 19, 2007

IN ATTESA DELLA BELLA STAGIONE


Dal momento che qui siamo ancora fermi all’era glaciale, pensavo di farmi una granita. Mi e’ quasi sembrato di vedere un esercito di pinguini avanzare marciando al passo dell’oca, capitanati da un enorme San Bernardo. Non so, forse si tratta solo di allucinazioni, i primi segni dell’ipotermia, va da sé che sono momenti che non lasciano grande spazio al buon umore. Dopo il diluvio universale che mi ha vista transitare nel mio appartamento a bordo dell’arca, condizione resasi necessaria visto l’eccesso di zelo, con cui due mesi fa e’ stata portata a termine un’azione faraonica di rifacimento del tetto di tutto il palazzo, la pioggia torrenziale si e’ fermata e ha lasciato nell’aria una cappa grigia impenetrabile che fa dubitare sull’alternarsi del giorno e della notte. In queste condizioni primaverili, tra il gorgheggio della sirena dell’ambulanza e un concerto per solo clacson, sponsorizzato dal camioncino dell’UPS parcheggiato in mezzo alla strada, me ne sto a guardare dalla finestra, con l’attività’ celebrale in stand by, mentre sorseggio un caffè che sa di terriccio e di muschio. Non che ci sia niente di interessante lì fuori, a parte l’ingorgo, ma forse le immagini in movimento leveranno un po’ del torpore dalle mie stremate cellule celebrali. Trangugio. Osservo. Un tizio sta correndo sul marciapiede oops…un momento…ha le scarpe in mano e…indossa solo un paio di mutande e una t-shirt. Dietro di lui una cinese scoppiettante di risate che lo segue con l’ombrello in mano.
Good Morning New York!

Labels: , ,

Monday, April 09, 2007

CRAZY AND THE CITY

La mia patologica propensione all’incontro depauperativo, mi riserva sempre delle grandi sorprese. Mi basta uscire di casa spensierata e diretta a farmi 360° gradi di affari miei, che si immettono sulla mia strada stravaganti individui sfuggiti al controllo degli antidepressivi ed evasi dalla stanzetta con le pareti imbottite.
E’ vero sabato me la sono quasi cercata, quando ingenuamente sono entrata all’emporio del trash dove gira della gente da mettere i brividi. Un posto dove si riuniscono cumuli di umanità appassita a spendere la pensione di invalidità. Il fatto e’ che cercavo l’ultima decorazione per la Pasqua, il ritocco finale per la tavola imbandita.
Mi ero appena avvicinata ad un coniglio di paglia e ramoscelli di tiglio intrecciati, quando noto due occhi tondi che mi scrutano.

“Scusa dobbiamo assolutamente discutere una questione importante, da amiche.”
Si ferma. Sistema un carrello che trabocca di ciarpame e un paio di sacchetti di plastica riciclata.
“Ecco vedi, non mi so decidere tra queste due tracolla.”
Estrae dal carrello due stracci muniti di manico, patinati dal tempo e usurati dal passaggio continuo di mani. Colore nero. Impatto visivo immondo. Se le infila entrambe e mi improvvisa un defilé, tipo animazione per casa di riposo.
“Opterei per quella a destra”, oso. Un borsone del genere sacchetto per la biancheria sporca, sul quale stralci del colore originale erano ancora presenti.
“Oddio, oddio e’ quella che piace più anche a me. Abbiamo gli stessi gusti. Certo che anche l’altra e’ graziosa, no?
“Non c’e’ dubbio” e intanto cerco un angolo per vomitare.
“Bene, ottima scelta. Arrivederci.” Me la lascio alle spalle con la speranza che si dissolva.
Ritorno sugli scaffali a cercare la mia mercanzia. Improvvisamente me la vedo sbucare da dietro un enorme maiale fatto di peli di noce di cocco.
Si butta una stola di poliestere che le elettrizza i capelli sulla spalla.
“Pazzesco, solo $3 dollari. La prendo?”
Faccio un cenno di assenso e mi dileguo dietro una parete attrezzata stipata di caricature di Bush per decorare il giardino.
Poi mi corre incontro con un chimono nero che le stava addosso come il mantello di Darth Vader ad un nano focomelico.
Mette su una faccia interrogativa mentre si liscia una manica.
“Beh, allora? Come mi sta? Non e’ assolutamente irresistibile?”
“Divino! Con le maniche legate dietro la schiena, poi, starebbe d’incanto”, penso.
“Oddio mi sento mancare. Dev’essere questo odore. E’ opprimente. Lo senti vero?”
“Scusa ma dovrei andare a lavarmi i capelli. Si sta facendo tardi.”
Mi affretto verso le casse con una ghirlanda di muschio e fieno pressato con trucioli di vite e mi metto in coda. La squilibrata si aggira tra gli gli scaffali. Ogni tanto compare, mi fa il musetto da mangusta e mi mostra qualcosa aspettando un cenno di riscontro. Sicuramente, oltre al cortocircuito celebrale, e’ dotata di un innato pessimo gusto e ciò che e’ peggio lo vorrebbe condividere. Finalmente arrivo davanti la cassiera, un tipo molto fine stile baldracca di Kampala, con l’alito che sapeva di Marlboro light. Un caschetto di capelli, a stiratura “Japanese style”, di un color marrone sottobosco dopo un incendio estivo, sul quale era adagiato, tipo buccia di banana, un altro caschetto più corto, bicolore nelle varianti rosso tramonto sul Bosforo dopo l’esplosione di una centrale atomica e giallo pantone #E6B40A che contornava un volto delicatissimo con gli stessi tratti eterei del facocero africano, incastrato su di una ciambella di cellule adipose che lo teneva legato al resto del corpo. L’espressione esprimeva tutta la sua intelligenza di ameba lobotomizzata. Pago. Non vedo l’ora di uscire. Per un momento mi e’ sembrato di avere psycho in gonnella che mi seguiva da vicino ma era solo la mia ombra.

Labels: , , ,